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  amelie cronache da un mondo mai abbastanza favoloso
 
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Francesco De Gregori, 1982



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21 novembre 2005

Meridiane

La prima volta che la ritrovo miracolata dal sole, dopo tre anni, è troppo breve. Non faccio nemmeno in tempo a respirarla che la devo lasciare. Ci sono planata dall'alto, come se mi stessi appoggiando su un cono di panna montata, osservando con gli occhi di un falco la punta grigia della mole che ha fatto da meridiana a quei quattro brevissimi anni.
Il Po scivola come un'anguilla  braccata dai ponti giù verso la pianura, e la neve lassù lo guarda da lontano come una mamma premurosa.
Il sole permette alle alpi d'incorniciarla dolcemente mentre scendo corso giulio cesare e le vado incontro. Piazza della repubblica è un trionfo di novità, di profumi e di strette di mano. Poi l'ironia di via milano ed ecco palazzo di città. Lì gli occhi incontrano lo scorcio più atteso: i palazzi mi stringono la visuale come in una morsa e dentro si schiaccia il profilo del castello e della punta sempre meno grigia, là in alto.
Mi accoglie una panchina di legno bagnata dal sole in mezzo alla piazza. Le fontane ferme in attesa del gelo che non arriva collezionano bambini incappucciati.
Dritto, sinistra, destra. Via po, via rossini, via verdi. Il marrone dell'università. I ricordi mi strizzano la pancia. Mai dolore fu più piacevole.
Li vedo tutti i colori oggi, con questo sole. La collina, in alto a sinistra, verde, gialla, rossa, marrone.
Destra, sinistra. Via san massimo, piazza cavour. Ormai il groppo è troppo alto, con tutto questo sole. Ci voleva uno chalet di montagna in piazzale valdo fusi per strapparmi una risata. Aveva ragione culicchia. 
Destra, sinistra. Corso vittorio, porta nuova.
Il tempo è scaduto, la giostra riparte ma non ho un biglietto per la prossima corsa. Resta un'ora di sole. Parola di meridiana.




permalink | inviato da il 21/11/2005 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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