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9 novembre 2005

La scala della Scala

Un giorno mi dice: ti porto alla Scala.
Cazzo, il Teatro alla Scala!, penso, il sogno di una vita, mettere piede nel teatro del Piermarini, tra i costumi, i cantanti, i ballerini e i musicisti. E il contorno, tutte quelle signore milanesi impellicciate anche d'estate, tutti quei signori milanesi ingioiellati più delle loro dame, e i tacchi alti, e le perle, e i binocoli d'ottone e lo champagne nel foyer, insomma, la goduria impersonata, la milano-bene-che-te-lo-faccio-vedere-io-chi-se-ne-capisce-di-arte, e mi è salita una curiosità inaudita.
Salita, già. Come quella della Scala. Perdonatemi il gioco di parole, sarò più chiara: per fortuna alla Scala la milano-bene-che-sennò-i-gioielli-quando-me-li-metto impegna regolarmente tutta la platea.
Che a me la platea non piace. Troppo nobile, forse, eppoi tutti quegli occhi addosso, da sopra, quasi quasi me li vedo iniettati di sangue a invidiare la mia poltroncina, che se c'ho un capello bianco me lo scoprono col binocolino, no, non mi piace.
Meglio salire, alla Scala. Mi aveva preparata: scarpe comode che ci sono un sacco di scalini per arrivare fin lassù. Come se mi avesse mai vista coi tacchi... E allora scarpe comode siano, al massimo non mi fanno entrare, penso, là nel teatro che se-non-sei-perfetta-che-ci-vai-a-fare.
Piove. Il mio accompagnatore sostiene che sia la serata adatta per andare alla Scala, io so soltanto che ho dei capelli da schifo e le scarpette comode tutte bagnate. Per fortuna, chi sale, alla Scala, non passa dall'ingresso principale, quello con l'atrio dai lampadari di cristallo che sennò-il-tailleur-di-valentino-su-misura-chi-me-lo-vede.
Per salire, alla Scala, si entra da una porta a lato, che immette su una scala che fa venire i brividi. Il mio accompagnatore era sconvolto dalla scala, non l'aveva mai vista. Prima della ristrutturazione della Scala, per salire ai palchi e in galleria, non c'era questa scala, ma tanti scalini di legno che giravano su se stessi. Oggi, per salire alla Scala, c'è una gradinata di marmo bianco, con tutti i neon ai suoi piedi che-nemmeno-fossimo-all'aeroporto-internazionale-di-Malpensa. Guardate che le donne che salgono lassù si mettono le scarpe comode sapete, mica ci devono atterrarre su quella scala...
Insomma, la luce viene dal basso, ed è talmente forte che tu non lo vedi nemmeno chi c'è lassù in alto. E siccome lassù in alto ci sono delle maschere che in cima alla scala della Scala non te le aspetti, coi vestiti neri lunghi e le catene al collo, cominciano a sfaldarsi le tue certezze che per andare all'Inferno bisogna scendere e non salire.
Alla fine, io ci sono salita su quella scala di marmo che porta alla Scala, ma di certo non mi sembrava di andare in Paradiso. E alla Scala, in Paradiso, ci vai davvero. O forse è solo un'allucinazione delle luci al neon della scala laterale. Della Scala.




permalink | inviato da il 9/11/2005 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

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